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I BUONI SCUOLA? 'BUONI' DA
Inserito da Giorgio il 8 Gennaio 2009 - 8:17pm
I BUONI SCUOLA? 'BUONI' DA QUARANT'ANNI
Dal Presidente Napolitano, che al riguardo ha affermato, testuale, "non si può dire sempre e soltanto ‘no'"; ad Umberto Eco, cui l'epocale taglio della barba deve aver conferito un guizzo di lucidità, che ha scritto: "Cari studenti (polli, n.d.a.), state facendo una battaglia solo per i baroni". Da Pietro Ichino, deputato del Pd e docente alla Statale di Milano, primo a porre il dito sulla piaga affermando che "una cupola regola i concorsi universitari per le cattedre di diritto del lavoro, solo chi si sottomette alle regole della cooptazione può vincere"; ad Achille Serra, ex commissario anticorruzione e ora anch'egli parlamentare Pd, che ha sostenuto come la situazione di "parentopoli" nelle università italiane sia gravissima, parlando di una vera "cupola di "baroni" che regolerebbe cattedre e concorsi in modo che "a vincere sia sempre il candidato della facoltà universitaria che ha bandito il concorso ed è sostenuto dal professore della cattedra, componente la commissione". Da "The Economist", già bibbia della sinistra a sostegno di Veltroni nelle ultime Politiche, secondo cui "l'Università italiana ha disperatamente bisogno di una riforma per cancellare il ‘potere dei baroni' (in italiano nel testo) che trattano le loro facoltà come feudi personali"; a, dulcis in fundo – ma per la sinistra, in cauda venenum - Mario Pirani, storico columnist di "Repubblica", che scrive di "proteiforme nebulosa protestataria" dagli "slogan inconsistenti", soggiungendo che "Veltroni ha preferito la deriva populista di facile presa ma di scarse prospettive ribadendo un no preclusivo a tutti i tagli e proponendo un discutibilissimo referendum anti-Gelmini, peraltro improponibile in materia finanziaria, contro un decreto che nel suo impianto globale si muoveva lungo il solco della correzione di rotta già intrapresa da Fioroni e Bastico, ministro e viceministro del governo Prodi, per riportare un minimo d'ordine e serietà negli studi."
C'è altro da aggiungere a questo radicale smantellamento della sinistra operato da sinistra? Davvero la questione scuola è materia troppo delicata per lasciarla in mano a gauche caviar e studenti. Ma soprattutto ai professori. Cattivi maestri la cui magna pars incarna da sempre l'azionariato ideologico di quella che, con i suoi 1.350.000 dipendenti, è la più grande azienda – meglio, il più grande ufficio di collocamento ‘per grazie ricevute' (nell'urna) - del pianeta. Ciò perché il vulnus di una formazione dei docenti ancora ammorbata dall'antico, quasi inestirpabile virus tardo-sessantottino, è sempre dolorosamente aperto. Anche e soprattutto per questo la formigoniana "Dote scuola" rappresenta una scelta di coraggio che trasforma in realtà concreta una delle più lungimiranti intuizioni, oltre quarant'anni fa, dell'insigne economista statunitense Milton Friedman, poi ripresa in un saggio dell'ex ministro Antonio Martino (e oggi ribadita pure dal filosofo-sindaco veneziano piddì, Cacciari, nella sua battaglia contro il valore legale dei titoli di studio), secondo cui "le risorse, invece che alle scuole, andrebbero indirizzate agli studenti sotto forma di buono non negoziabile, da usare presso la scuola di propria scelta, che in questo modo si finanzierebbe; gli stipendi degli insegnanti verrebbero pagati con tali risorse ed i docenti assunti in base ai loro meriti (niente concorsi), mentre l'unico obbligo imposto dallo Stato sarebbe l'indicazione degli insegnamenti da impartire. Le scuole migliori attirerebbero studenti, prosperando; gli insegnanti più preparati e motivati godrebbero di compensi più alti. Finché, invece, l'obiettivo delle scuole resta quello di elargire titoli a valore legale e i docenti sono inamovibili e pagati tutti allo stesso modo, avremo solo un meccanismo di assistenzialismo per insegnanti, anche se incapaci, burocrati, inutili e politicanti."
Che anche Friedman, premio Nobel per l'economia nel 1976, (e finanche Napolitano, Ichino, Cacciari, Pirani, Eco, Serra, ecc.), fosse a libro paga della ferale triade Berlusconi-Tremonti-Gelmini?
giorgiocolomba.it